Il quotidiano La Stampa pubblica nella sua edizione del 6 gennaio 2026 una intervista di Andrea Joly a Elena Apollonio sul problema degli oltre 2000 senzatetto presenti attualmente a Torino, spesso costretti a passare le notti all’addiaccio nonostante il gelo di questi giorni.


«Il Comune deve lavorare su una maggiore capacità di dare accoglienza ai nuovi poveri». Elena Apollonio, consigliera comunale di Demos che siede tra i banchi della maggioranza Lo Russo a Palazzo Civico, da anni lavora nel sociale con la Comunità di Sant’Egidio. E pur riconocendo «dei progressi su determinati aspetti, con il rinnovamento in via Traves e la struttura del Buon Pastore», indica la strada all’assessore alle Politiche Sociali (di Sinistra Ecologista) Jacopo Rosatelli: «Serve di più sulla micro-ospitalità».

Cosa intende?

«Le persone a cui serve un supporto abitativo, economico o percorsi di reinserimento sociale spesso necessitano di soluzioni abitative temporanee, “mini-alloggi” o appartamenti condivisi.

E non dei dormitori come via Traves Sbaglia la città a investirci?

«No,anzi. Il rinnovamentoi degli spazi di via Traves è stato un buon segnale. E Torino sotto questo aspetto dà risposte più adeguate di altre grandi città. Ma il modello del dormitorio non è più quello che serve primariamente nel 2026. È un modello ottocentesco che va superato».

Come si fa, visti i flussi di persone senza fissa dimora in aumento?

«Investendo in modelli che esistono già. Noi, come Comunità di Sant’Egidio, lo abbiamo realizzato con la Casa di Modesta in un appartamento messo a disposizione da Atc. Ma esistono tanti altri esempi: lì, affiancati dagli enti del Terzo Settore, le persone in difficoltà come chi dall’oggi al domani perde lavoro ha davvero la possibilità di essere reinserito».

Il problema sono davvero i nuovi poveri?

«I nuovi poveri a cui il Comune offre poche soluzioni strutturali amplificano un fenomeno figlio di tanti fattori. Si deve fare di più per la povertà aumentata esponenzialmente negli ultimi anni ma anche, se non soprattutto, dal punto di vista sanitario: la vera carenza arriva dalla Regione che non dà il supporto adeguato dalle Asl. E dal governo sopra di lei».

Dal governo?

«Col taglio dei 12 milioni di euro al fondo morosità incolpevole si sono create ulteriori crepe nel tessuto sociale torinese. Servono abitazioni per tutti».

Il piano casa del Pd, figlio di una delibera di iniziativa popolare, può aiutare?

«Prima partirei con l’attivare più percorsi in condivisione con Atc. Le case non assegnabili perché necessitano di lavori possono essere messe a bando per gli enti del Terzo Settore che le rinnoverebbero e le metterebbero a disposizione di chi ne ha bisogno».

Un commento su “Il dormitorio è un modello ottocentesco: la Città deve fare di più per i nuovi poveri”

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