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Da La Stampa Domenica 15 settembre 2019, intervista di Grazia Longo

Andrea Ricciardi. Ex ministro della Cooperazione e fondatore di Sant’Egidio: “Il trattato di Dublino deve essere rivisto”


Basta dividere l’opinione pubblica con gli slogan Ora favoriamo corridoi europei per il lavoro legale

«Non solo il nuovo governo è finalmente nella giusta posizione per il soccorso ai migranti, ma ha anche stimolato l’Unione europea ad assumersi nuove responsabilità, come dimostrato dalla recente disponibilità di Francia e Germania ad accoglierne una quota». Dopo l’assegnazione del porto di Lampedusa all’Ocean Viking, per la prima volta negli ultimi quattordici mesi, Andrea Riccardi, ex ministro della Cooperazione e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, è convinto dell’importanza di una nuova strategia politica.

Quale, più in dettaglio?

«Ritengo ci sino due punti prioritari. È innanzitutto necessario considerare le frontiere del Sud come europee. Un’Unione Europea che non tiene conto delle frontiere mediterranee non è una vera Unione. Il trattato di Dublino va rivisto perché è figlio di altri tempi. È stato un errore firmarlo all’epoca, e sarebbe un grave errore non cambiarlo».

E l’altro punto?

«L’atteggiamento di apertura del governo nei confronti dell’emergenza immigrazione contribuisce a ridurre la passività europea e funge da stimolo affinché tutti siano attori protagonisti nella gestione del problema».

In che modo ritiene sia possibile affrontare l’emergenza immigrazione?

«Tenendo conto di due elementi chiave: la creazione di corridoi europei del lavoro, per favorire l’immigrazione legale, per consentire agli africani di trovare lavoro laddove c’è molta richiesta. Penso alla sempre maggiore esigenza di badanti e alla manodopera, sopratutto nelle imprese del Nord. E poi attraverso una reale politica europea in Africa».

In che modo?

«Bisogna smettere di parlare alla pancia della gente con slogan d’effetto».

Si riferisce a Salvini?

«Non è mia intenzione commentare i suoi appelli per la chiusuradei porti o la sua preoccupazione per la recente apertura di quello di Lampedusa. Ma registro le sue posizioni e sinceramente il problema mi pare più complesso. Non si può dividere l’opinione pubblica con slogan contrapposti,con pura propaganda, su un tema così delicato. I muri, le chiusure, non servono a nulla: abbiamo bisogno di far entrare extracomunitari nei nostri Paesi».

Attraverso i corridoi umanitari europei?

«Proprio così. La Comunità di Sant’Egidio da anni pratica i corridoi dei siriani in Africa, ora l’Europa deve farsi carico di far arrivare gli africani sani e salvi. Dobbiamo svuotare i lager libici e bloccare il traffico di esseri umani. È inoltre necessario rendere i presidenti africani responsabili di ciò che avviene nei loro Paesi. Devono convincere uomini e donne a non mettersi nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Non ho mai visto un presidente africano venire a Lampedusa e piangere le centinaia di suoi connazionali morti in mezzo al mare».

Non tutta l’Europa però è disposta a nuove politiche per l’immigrazione e a rivedere il trattato di Dublino, che impone di inoltrare la richiesta di asilo al Paese di prima accoglienza.

«Purtroppo l’Europa del Nord fa resistenza, ma occorre un’inversione di rotta. Non ne guadagneranno solo i migranti, ma l’Europa stessa. Perché se si negano le frontiere mediterranee, si procederà verso la provincializzazione dell’Europa. E così, invece che agli Stati Uniti d’Europa assisteremo alla formazione di unagglomerato di provincie solidali nel loro egoismo».

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