Un articolo a firma Claudio Bressani pubblicato sulla Stampa del 15 novembre nelle pagine dedicate alla cronaca di Novara riporta una interrogazione di Piergiacomo Baroni all’assessore alle politiche sociali Piantanida sulle azioni intraprese per affrontare l’emergenza freddo per i senza fissa dimora. Riportiamo qui di seguito l’articolo



Per fare fronte all’emergenza freddo il Comune riaprirà presto il servizio temporaneo di accoglienza notturna nella ex sede del quartiere Sant’Agabio, in via Falcone 9, una soluzione «di rinforzo», aggiuntiva rispetto al dormitorio del Campo Tav, già al completo, con i 60 posti tutti occupati. L’ha assicurato l’assessore alle politiche sociali Luca Piantanida rispondendo in Consiglio comunale a un’interrogazione di Piergiacomo Baroni di Insieme per Novara.

I tempi saranno anticipati rispetto allo scorso inverno, quando il servizio su richiesta delle associazioni che si occupano di indigenti e che segnalavano più di 35 persone all’addiaccio fu attivato solo il 22 gennaio. Ma non ne muteranno le caratteristiche: l’accoglienza sarà limitata a 15 posti in un unico salone, senza paratie divisorie tra i letti e con solo due bagni ma senza docce, per le quali bisogna recarsi al Campo Tav, a 5,5 chilometri. «Il servizio sociale ha spiegato l’assessore si è attivato per individuare ulteriori spazi, ma non è stata trovata una soluzione più adeguata. Stiamo allestendo il locale e procedendo all’incarico alla cooperativa che si occuperà della gestione». Sarà la stessa alla quale sarà affidato anche il Campo Tav dopo l’uscita di scena di Emmaus, che è in liquidazione e cesserà l’attività dal 21 novembre. Piantanida ha assicurato che il servizio sarà attivo entro fine mese e che saranno adottate le stesse misure di prevenzione anti-Covid dello scorso inverno, con tamponi all’ingresso.

Baroni si è detto «abbastanza insoddisfatto della risposta. Il problema ha chiarito era migliorare il servizio. Penso che in città ci siano anche altre strutture idonee, ad esempio sportive, dotate di spogliatoi con docce e bagni. Inoltre, più che fare tamponi, sarebbe necessario vaccinare queste persone».

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