Il 27 gennaio 1945 quando i soldati dell’Armata Rossa hanno aperto i cancelli di Auschwitz si sono trovati davanti le vittime di ciò che Hitler aveva progettato come scopo preciso del suo governo: lo sterminio del popolo ebreo per la purificazione della razza ariana con la quale identificava il popolo tedesco.

Questo è un orrore che nella storia dell’umanità non ha uguali, non solo per il numero di morti, ma perché è stato un intento scientificamente progettato, preparato da tempo e condiviso da una classe dirigente che lo ha realizzato meticolosamente e che non ha trovato resistenza nella società civile, ma anzi ha trovato passività, connivenza, per non parlare addirittura di collaborazione.

La mancata resistenza da parte della popolazione tedesca è certamene l’effetto cercato da una propaganda costruita attraverso i mezzi di informazione finalizzata a estromettere una minoranza, la minoranza ebraica in questo caso, dal consesso umano ma anche con una programmazione di studiate manifestazioni di piazza inneggianti a una superiorità della razza ariana per legittimare il modello culturale nazista.

Anche in Italia le leggi razziali del ’38 non hanno trovato un argine nell’opinione pubblica. Questo comportamento è stato generato sia dal clima di terrore e di insicurezza per un diffuso sistema di delazione, sia da una lunga e precisa propaganda che ha fatto degli ebrei il nemico numero uno, perché additati come responsabili delle difficoltà e del declino economico e sociale del Paese. Questo lungo progetto propagandistico è stato documentato puntualmente da Adriana Muncinelli, una maestra elementare che ha voluto capire come fosse stato possibile che bambini e ragazzi, amici e compagni di giochi, potessero essere considerati pericolosi nemici da un giorno all’altro.[1]

Di fronte alla Giornata della Memoria, istituita perché nella storia non si ripetesse più un tale obbrobrio, come possiamo noi italiani accettare con indifferenza che migliaia di persone in cerca di vita e di libertà perdano la vita nel Mediterraneo e la libertà e la dignità nelle centinaia di campi profughi ai confini dell’Europa? Questi campi si differenziano dai Lager nazisti solo perché non sono stati progettati per lo sterminio, per altro sono molto simili nella sostanza di perpetrare reati contro l’umanità.

Con quale ipocrisia celebriamo il Giorno della Memoria quando da trent’anni sosteniamo con il voto una politica che respinge persone che cercano salvezza da regimi totalitari?

Come è possibile che l’Italia in particolare e l’Europa e l’Occidente in generale non si sentano in grado di accogliere persone che cercano di fuggire da situazioni insostenibili di guerra e di fame o semplicemente sperano in un miglioramento della propria qualità della vita?

Questa situazione in Italia si è verificata con l’introduzione venti anni fa della legge Bossi-Fini strutturata in modo tale da rendere gli immigrati per motivi politici, economici e sociali, una minaccia per l’ordine pubblico. Questa legge è costruita in modo tale che appena una persona mette piede sulla nostra terra è di fatto fuori legge, solo perché non è di origine italiana. Non stupisce che questa legge, costruita con un’architettura così perversa, sia stata redatta da Gianfranco Fini, delfino di Giorgio Almirante, fondatore del M.S.I., già caporedattore della rivista “Per la difesa della razza” durante la dittatura fascista.

Anche l’accettazione di questa legge, come le leggi razziali nazifasciste, è stata pianificata da tempo, a partire dal momento in cui un partito ha fatto della difesa del popolo italiano dal pericoloso immigrato, la sua rendita elettorale. In politica, e non solo, bisogna diffidare da ogni persona che prometta sicurezza, l’unica cosa che questa può garantire è il controllo e, di fatto, sta progettando scientemente una limitazione alle libertà. L’unico modo per garantire una reale sicurezza è fornire strumenti per dare consapevolezza del valore della vita umana e del rispetto di sé e degli altri.

L’unico modo per risolvere questa situazione, mortificante per gli italiani, è di chiedere a chi ci governa un massiccio investimento in ogni forma di cultura ed educazione della persona, dalla scuola all’università, dal teatro all’educazione musicale, dallo sport alle infinite forme di divulgazione della cinematografia, dai musei alla diffusione delle biblioteche pubbliche, fino a creare occasioni di incontro e di creatività tra i giovani e le altre generazioni.

Perché questo non sia soltanto un desiderio destinato a rimanere tale, è necessario che i cittadini italiani si assumano la responsabilità civile e democratica di dare voce alle loro speranze e che quindi prendano sul serio il peso del loro voto e di quanto questo effettivamente determini la vita sociale di tutti noi. Che sappiano scegliere e che scelgano chi sicuramente si impegnerà a portare a termine il mandato affidatogli attraverso il voto. Persone che sappiano lavorare e incidere con la propria voce sulla coscienza dei politicanti affinché diventino veri politici, cioè coloro che non si limitano a promettere qualcosa ma condividono il sogno o il progetto di quale mondo vorrebbero e si applicano per realizzarlo.

Per questo motivo, se vogliamo onorare veramente la Giornata della Memoria è necessario cancellare la Bossi-Fini e sostituirla con un progetto per l’accoglienza e l’accompagnamento per inserire gli immigrati nella vita sociale e civile non solo a livello italiano ma anche europeo. È poi necessario investire sulla formazione affinché dia ai giovani e a tutti noi, gli strumenti per conoscere e riconoscere le tecniche comunicative che portano a pilotare l’informazione e l’opinione pubblica, non solo per saperle usare, ma anche per sapersene difendere.

Di questi tempi, con la presenza e la diffusione dei mezzi di informazione, il vero investimento è far conoscere a tutti come è organizzato questo sistema delle informazioni al fine di mantenere la capacità di pensiero critico che è una delle principali finalità della scuola ed è il sale della Democrazia vera, quella che mette l’essere umano al centro della vita politica.

Grazia Baroni

[1] ADRIANA MUNICELLI, Even. Pietruzza della memoria. Ebrei (1938-1945), EGA-Edizioni Gruppo Abele, 1994.
Testo consigliato per le scuole secondarie di primo e secondo grado, non tanto come libro di narrativa, ma proprio come strumento di difesa delle nuove generazioni.

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