La democrazia si salva sviluppando la consapevolezza del valore della cittadinanza e creando una realtà politica di levatura e qualità adeguate alla realtà del terzo millennio con dimensioni mondiali e universali.

Le recenti tornate elettorali dei singoli Stati europei denunciano una ormai indiscutibile fragilità dei loro governi, ma soprattutto, cosa più grave, il costante aumento della distanza tra le necessità delle cittadinanze dai loro rispettivi referenti politici; inoltre fanno risaltare il sentimento di inutilità e impotenza che gli elettori provano nell’esercitare il loro diritto, perché sempre più male interpretato o non considerato dalle classi dirigenti.

Si è anche verificato un costante aumento di preferenze a sostegno dei partiti conservatori, se non addirittura una preoccupante affermazione di quelli di estrema destra, in Spagna, Germania e Francia. Inoltre, in Italia e in Francia si è abbassata la percentuale dei votanti, segno evidente della sfiducia ormai maggioritaria nella capacità della classe politica di rappresentare la volontà degli elettori unito al desiderio di una guida sicura in un mondo politico sempre più intricato.

La mancanza di partecipazione non è espressione di una sfiducia nella democrazia come qualità istituzionale e di governo, ma piuttosto una denuncia verso la classe politica che non rispetta il suo ruolo istituzionale di rappresentanza, vuoi per incapacità o per malafede, e che non tiene in conto le necessità sempre più impellenti degli elettori nei programmi dei partiti. L’elettorato non si è presentato alle urne perché nelle proposte presentate in campagna elettorale non ce n’era nessuna che riguardasse i loro veri interessi: non c’era nessun programma che abbia raccolto le preoccupazioni sul cambiamento del clima, denunciate in modo fortissimo dalle nuove generazioni, ma che preoccupano ormai tutti; nessun piano per valorizzare la risorsa costituita dai giovani lavoratori, che oggi si trovano a dover emigrare affinché la qualità della loro preparazione scientifica e culturale possa trovare spazio di sviluppo nei vari ambiti di ricerca sia universitaria che nella produzione.

Le segreterie dei partiti sembrano prediligere il clientelismo elettorale piuttosto che promuovere una politica di rinnovamento della società che sia capace di riconoscere alle nuove generazioni il fatto di essere il motivo per cui esistono le istituzioni, il senso per cui esiste lo stato civile, in quanto incarnano il futuro di tutti noi. Gli elettori non si sentono né riconosciuti né tutelati come elettori, né come cittadini e come espressione di una storia comune; questo è particolarmente evidente in relazione alle varie eccellenze della tradizione artigianale italiana, come i vetri di Murano o l’eccellenza in liuteria, oppure quelle del patrimonio culturale e musicale dalla lirica al teatro, solo per citare qualche esempio, che sono riconosciute e valorizzate da tutto il mondo tranne che dalle politiche italiane.

I partiti hanno senso se svolgono il loro ruolo che è quello di partecipare alla costruzione di un governo democratico, se invece il loro interesse è focalizzato sul consolidare o aumentare il peso del partito all’interno degli equilibri parlamentari, il loro ruolo di rappresentanza dei cittadini è annullato, perché rappresentano solo se stessi e il proprio potere.

Quindi, in questo momento storico, la classe politica che volesse restituire dignità alla propria funzione, dovrebbe proporre come progetto politico la costruzione dell’Unione europea come Stato sovrano repubblicano e democratico. Infatti, oggi per poter governare e indirizzare la società le decisioni vanno prese almeno a livello continentale e con un’attenzione al panorama mondiale. Per esempio, nella dimensione finanziaria si può reggere una propria politica solo a livello europeo, non certo a livello nazionale, perché può reggere il confronto con Stati Uniti, Cina o India.

Che cosa hanno paura di perdere le singole classi dirigenti nella realizzazione dello Stato europeo? Hanno già perso tutto: perché non c’è più nessun governo tra gli Stati europei che singolarmente riesca a tassare i proprietari di una qualsiasi multinazionale, oppure che riesca a contrattare il prezzo dell’energia, oppure che possa contrastare l’aggressione di un dittatore o di una pandemia.

Il primo che si farà garante della costruzione dell’Unione Europea sarà quello che riuscirà a esercitare i poteri che oggi ha paura di perdere, ma che non ha già più.

Le attuali classi dirigenti degli Stati europei si sono private della possibilità di svolgere la loro funzione di condottieri verso un possibile futuro, perché hanno usato l’Europa per scaricare le proprie insufficienze governative, condizioni inevitabili e ovvie in questo momento storico perché legati a modelli ottocenteschi in una realtà di terzo millennio.

E non solo, quando hanno sottratto alla scuola, ai servizi culturali e all’Università risorse economiche e le prospettive di sviluppo e di ricerca, hanno ridotto e impoverito i cittadini degli strumenti che danno la possibilità di comprendere e poter scegliere come migliorare la propria e comune realtà. In questo modo hanno rinunciato alla possibilità di contare su un elettorato consapevole, capace di sostenere le loro proposte. Questa scelta è stata fatta non per un disegno maligno di suprematismo, ma perché queste risorse erano necessarie a coprire l’inettitudine governativa, aggravata da pusillanimità nelle scelte, e anche perché è facile sottrarre risorse all’ambito culturale in quanto non rappresenta una rendita elettorale immediata.

Quindi, come classe dirigente si sono negati lo spazio per indicare un progetto di possibile futuro degno delle aspettative di una cittadinanza sempre più consapevole di sé ma impreparata a definire le proprie aspirazioni, che perciò riesce solo a rispondere e seguire pedissequamente chi in quel momento si pone come pifferaio magico in cerca di mero protagonismo con slogan velleitari attraenti emotivamente. Si dovrebbero, invece, investire risorse per aggiornare le varie componenti della scuola, prima di tutto gli insegnanti, affinché siano adeguatamente pronti a svolgere questo servizio indispensabile per rispondere al livello di civiltà acquisito.

Quindi i politici che volessero svolgere questo servizio, come programma di governo, dovrebbero cercare il massimo delle risorse possibili da dedicare ad una scuola finalizzata allo sviluppo della creatività personale di ogni studente, unico vero baluardo in grado di fronteggiare le sfide del terzo millennio. Come abbiamo potuto intuire dalle recenti avvisaglie, la caratteristica del futuro è la sua totale imprevedibilità, perché riguarda le visioni, le aspettative e i sogni delle persone, perché è nella possibilità di realizzare il proprio e comune futuro che la vita di ciascuno prende senso.

In secondo luogo, i politici che hanno a cuore la democrazia e prendono sul serio la necessità di governare, di indirizzare ad un traguardo costruttivo le società, dovrebbero spendere tutte le loro energie per alzare il tiro e perché le prossime elezioni europee siano finalizzate a eleggere un parlamento costituente, che scriva la costituzione dell’Unione europea entro l’anno della sua elezione.

Quindi, la campagna elettorale dovrebbe spingere la cittadinanza a esprimere a quale progetto di unione europea voglia portare il proprio contributo, fornendo tutti gli spazi e le risorse possibili e necessarie a raggiungere questo obbiettivo.

Bisogna sempre ricordarsi che la democrazia si fonda sull’esercizio della libertà personale perché si realizzi il progetto comune di convivenza pacifica. Per difendere la democrazia bisogna condividerla con un sempre maggior numero di persone e qualificarla sempre di più con l’esercizio; perché la finalità della democrazia è il raggiungimento di una pace universale per una vita di piena soddisfazione, fino al raggiungimento della felicità comune.

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