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“I pieni poteri chiesti da Cirio? Espressione infelice”


Il presidente della Regione Alberto Cirio ha chiesto in Consiglio regionale «pieni poteri» per affrontare l’emergenza economica piemontese, ma «senza fare i conti con burocrazie e balzelli – commenta la coordinatrice regionale di DemoS Elena Apollonio -. Certo, l’espressione, il giorno dopo quanto avvenuto in Ungheria con Orban, non è la più felice. È vero, non c’è tempo per intoppi burocratici e procedure arzigogolate per l’erogazione delle risorse già stanziate, e di quelle previste per aprile, dal governo. A proposito della proposta di Cirio, vorremmo evidenziare due cose. La prima. L’emergenza sanitaria ci mette di fronte all’evidenza che parte della difficoltà del sistema italiano ad agire con rapidità e determinazione sta proprio in una frammentazione e sovrapposizione di poteri ed iniziative tra Stato e Regioni. La continua dialettica tra governo e questa e quella Regione non ha certo aiutato a essere rapidi nel pieno dell’emergenza. Inoltre, non sempre le Regioni hanno dimostrato di essere particolarmente all’altezza della situazione, nell’esercizio dei loro poteri ordinari. Il Piemonte non è certo esente da criticità, come abbiamo, senza polemica, più volte dovuto osservare. Il fatto che i modelli sanitari siano così profondamente diversi regione per regione, l’affidamento alle Regioni di funzioni importanti nell’approvvigionamento dei dispositivi di sicurezza per il personale, nell’organizzazione della somministrazione e analisi dei tamponi, nelle scelte inerenti assunzioni di personale, nella gestione complessiva della crisi attraverso circolari, applicativi, linee guida hanno reso semmai più complicata la gestione dell’emergenza, non più semplice».

Continua Apollonio: «È nostra opinione che al governo e al Parlamento spetti di individuare, con azioni ad hoc (è di questa mattina la notizia che governo e Associazione Banche Italiane hanno firmato il protocollo per anticipo casse integrazione), ma anche per via normativa, le semplificazioni necessarie ad intervenire immediatamente. Attenzione a fare le cose per bene. Il “modello Morandi” non è paragonabile, perché a Genova si trattava di ricostruire un ponte ovviando ad alcune imposizioni normative che avrebbero rallentato il progetto, mentre qui si tratterà di rimettere in moto un’intera economia, in Piemonte come nel resto del paese. In questa situazione, occorre prevedere modalità semplificate per presentare le domande all’Inps, accelerare sull’erogazione della cassa integrazione. Occorre un grande patto con le forze sociali ed economiche, che preveda il contingentamento (ma non la cancellazione) delle concertazioni. Bisogna velocizzazione i processi decisionali, consapevoli che tutta la catena di comando, Regioni comprese, deve cambiare passo. A proposito di proposte concrete, chiediamo che il presidente Cirio ci dica, nel giro di una settimana, quanta parte delle risorse indicate nel “piano competitività” sono immediatamente spendibili per dare ai piemontesi liquidità subito, e che può essere realizzata senza i “pieni poteri”. Prima di chiedere pieni poteri, bisogna dimostrare di saper usare, fino in fondo, quelli che si hanno».

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