Bandiera ONU

Grazia Baroni spiega perché due progetti dalle grandi premesse e dall enormi potenzialità come le Nazioni Unite e l’Unione Europea siano rimasti in parte incompiuti e sottolinea le necessità di portarli a compimento per superare la logica del conflitto con le sue remote radici tribali e “costruire una terra come spazio comune e di tutti”.




La storia ha i suoi tempi e se non vengono rispettati le conseguenze sono concrete. Nel momento in cui si individuano le azioni da fare per risolvere i nodi storici emergenti è di vitale importanza che queste si concretizzino tempestivamente, per evitare che la situazione si involva annullando conquiste storiche costate sangue e sofferenza.

La II Guerra Mondiale ha dimostrato, con tutti i suoi orrori, la necessità di definire i valori umani irrinunciabili per preservare l’umanità, per questo è stata scritta la “Carta dei diritti dell’uomo e del cittadino”, ed è stata creata l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Però l’ONU, una volta costituita, non si è data gli strumenti per poter intervenire efficacemente affinché i suoi membri fossero chiamati a rispettare ciò che avevano sottoscritto, malgrado il numero delle nazioni aderenti sia cresciuto da circa 40 inizialmente a 193. Alla crescita di adesioni non è seguita la necessaria determinazione a darsi strumenti concreti di intervento.

Eppure, il prologo della Carta dell’ONU è chiarissimo e quanto mai attuale in questi giorni drammatici. Questo cita testualmente: “Noi popoli dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, decisa salvare le future generazioni dal flagello della guerra [….…] a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, […. ] e per tali fini a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti di buon vicinato, […….], ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune [..….] abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini. In conseguenza, i (nostri rispettivi) Governi, [……] per mezzo dei loro rappresentanti […..] e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato il presente Statuto delle Nazioni Unite ed istituiscono con ciò un’organizzazione internazionale che sarà denominata le Nazioni Unite.” (* Vedi Carta delle Nazioni Unite

Ma dal 26 giugno 1945, data della firma dell’accordo e una volta smorzato con il tempo l’orrore per quanto accaduto durante la II guerra mondiale, e anche le successive, si è perso l’impulso e i singoli paesi non hanno promulgato le leggi necessarie a far sì che la vigilanza dell’organizzazione a difesa dei diritti umani fosse efficace e tempestiva. In molti luoghi della terra questi diritti non solo hanno continuato a non essere rispettati, nonostante l’ONU, ma addirittura sono stati disprezzati, sempre riparandosi dietro l’inviolabilità delle singole sovranità nazionali. Forse, dopo la guerra le difficoltà di sopravvivenza e di ricostruzione della vita civile e di una società distrutta ha messo in secondo piano la necessità e l’urgenza di attivare tutti gli strumenti e le forme per cambiare prospettiva e superare i limiti dei nazionalismi che erano stati la causa delle due guerre mondiali. L’adesione all’organizzazione è volontaria, proprio per dare la possibilità alle singole nazioni di dichiarare che, in rispetto dei diritti umani, accettano che l’ONU si faccia garante della loro difesa anche all’interno dei rispettivi confini.

È un fatto che, malgrado i buoni propositi e il grande lavoro iniziale, l’organizzazione ancora non è riuscita a far diventare cultura diffusa la difesa dei diritti umani, promuovendo un mondo sempre più giusto che accolga tutte le forme di convivenza umana e i diversi modi di essere delle persone. Eppure, la nascita dell’ONU dimostra che si era capito che i diritti umani dovevano essere messi al di sopra dei nazionalismi, e allora perché esiste ancora la sovranità nazionale di fronte a governi che palesemente schiavizzano? Perché l’ONU non si è dotata di strumenti adatti a rispettare la missione contenuta nella sua costituzione? Di cosa c’è ancora bisogno prima che diventi un organo efficace? Di un’altra guerra, oltre a quella che già viviamo? Di fronte a questa prospettiva ancora più pertinente è l’Articolo 24 del CONSIGLIO DI SICUREZZA che cita. “Al fine di assicurare un’azione pronta ed efficace da parte delle Nazioni Unite, i Membri conferiscono al Consiglio di Sicurezza la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, e riconoscono che il Consiglio di Sicurezza, nell’adempiere i suoi compiti inerenti a tale responsabilità, agisce in loro nome. (*Vedi sopra)

Ci troviamo di fronte a un altro grande progetto incompiuto e di un’opportunità mancata.

Anche l’Europa doveva essere fatta quando è stata pensata nel 1947 ma i settant’anni di ritardo hanno prodotto delle conseguenze. La mancanza di uno stato europeo compiuto politicamente, porta con sé come conseguenza l’impossibilità di intervenire efficacemente nei rapporti con le popolazioni e gli Stati confinanti, sia sul Mediterraneo sia nell’Europa Orientale.

Non aver compiuto il progetto dell’Europa politica fondata sui diritti dell’uomo e della democrazia, continuando a evocare una realtà politica europea che non esiste crea squilibri, insoddisfazioni e rende difficilissima la possibilità di costruire ciò che non c’è ancora, perché tutto risulta ambiguo e indefinito. Oggi si continua a invocare l’Europa, ma l’Europa non c’è.

Con queste evidenze diventa sempre più urgente portare a compimento il progetto europeo dotando l’Unione Europea di una costituzione. Questo sarebbe realizzabile con le prossime elezioni del Parlamento Europeo che ci saranno fra un paio d’anni, dando agli eletti per il Parlamento europeo, che oggi non ha alcun potere legislativo, il mandato specifico e prioritario di scrivere la carta costituzionale dello Stato dell’Unione Europea Democratica e Repubblicana. Perché è costruendo un mondo di giustizia che si costruisce la pace: non fare la guerra non è sufficiente.

Abbiamo capito che il progetto di un’Europa Unita Democratica Giusta e Solidale che agisca compatta è assolutamente necessario, ma perché, allora, non la facciamo? Perché non la costruiamo? L’incompiutezza del progetto europeo come realtà politica unitaria è risultato un vuoto evidente, in primo luogo nel tragico dissolversi della Jugoslavia che ha generato sanguinose guerre civili, poi nei fallimenti delle Primavere Arabe e nel successivo costituirsi di governi sempre più autoritari, violenti e sanguinari. Lo stesso destino hanno subito le popolazioni sovietiche al dissolversi dell’Unione Sovietica, di cui l’attuale invasione dell’Ucraina è l’ultimo atto.

Questo fatto mostra chiaramente che ciò che si vuole contrastare al suo nascere è la realizzazione di un’organizzazione statuale democratica fondata sulla solidarietà e sulla giustizia sociale, perché sarebbe un vero modello alternativo alle organizzazioni a struttura piramidale, dove la parità tra i cittadini è messa in secondo piano rispetto all’efficienza finanziaria, economica e produttiva.

Sempre di più diventa evidente che la libertà personale, anche se fondamentale e necessaria, non è sufficiente a garantire né la giustizia né, tanto meno, la pace sociale. Diventa sempre più evidente e indispensabile ripensare alla nascita della Polis come luogo di pace, motivo per cui è stata inventata la forma democratica per governare la società umana in una convivenza pacifica.

Ormai l’umanità è abbastanza evoluta, ha accumulato un patrimonio di civiltà sufficiente a superare la realtà tribale che si perpetua nel concetto di nazionalismo. Abbiamo acquisito gli strumenti e l’esperienza per fare un salto di qualità uscendo dalla logica del conflitto e cominciare costruire una terra come spazio comune e di tutti. Perché non li usiamo? Cosa aspettiamo?

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